A song to guide you home. on Flickr.
Non so perché proprio qui ed ora, ma mi è venuta in mente Montmartre. Le crepes calde, e la foto del gatto sulla panchina accanto al Mur des Je t’aime, illuminato da un raggio di sole nonostante poco prima, in quella foto in cui io leggo la piantina di Parigi con lo sguardo concentrato e la sciarpa rosa finto-Burberry pagata dieci euro o meno, il cielo fosse tutto grigio piombo.
E, anni e lustri e secoli prima, il giorno in cui sedevamo sulle scale della cattedrale e i ragazzi lì accanto sentendoci parlare italiano ci hanno chiesto di far loro una foto e poi ci hanno chiesto da dove venivamo ed abbiamo scoperto che andavano alla scuola proprio accanto al nostro liceo.
Non fateci caso, son cose senza senso, è il tempo che passa, è la domenica pomeriggio che mi rende sentimentale. Però vorrei tornare a Parigi, ecco, e vedere se quel gatto c’è ancora. O la scritta che ho lasciato sul muro, in una delle fughe con le piastrelle, con l’indelebile nero. Sono contenta, a posteriori, che non fosse che il verso di una canzone; sono, dopotutto, una di quelle persone n po’tristi che temono che in età avanzata si finisca per vergognarsi dei tatuaggi, dei sottintesi malcelati, dei diari segreti.



